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Di seguito solo alcune delle parole che sono state scritte da critici d'arte e amici pittori su di me, come pittore ed artista, e sulla mia pittura.

  • Cesare Bergonzi
    "Pittura del silenzio potrebbe essere definita quella di Fabio Langella… Ci troviamo di fronte al fenomeno di un giovane che ha ristabilito un rapporto con i valori tradizionali nella configurazione di un paesaggio intimistico.
    La ricerca di Langella proiettata verso un'ambientazione romantica è così lontana e distaccata da tutte le paradossali proposte odierne.
    Egli sembra non occuparsi di tutto ciò che accade artisticamente intorno a lui. Ed è proprio questo suo isolamento dal frastuono delle varie correnti oggi in voga che gli ha reso possibile adottare una stilistica basata sull'armonia e l'equilibrio.
    Un racconto quasi in sordina, un poco malinconico…
    Immerso nel suo silenzio interiore egli può dirigersi verso una dimensione magicamente lirica, determinata da una volontà ben precisa e da una meditazione che lo sollecita ad intessere questo pacato dialogo naturalistico".
    (Milano, 11 Marzo 1996)
  • Sergio Perucchini
    "Pittore preparato, ama dipingere paesaggi in modo estremamente curato dal punto di vista tecnico.
    Dai problemi espressivi che affronta e dal modo di risolverli, attraverso l'uso della luce e del colore, il gioco di luci ed ombre, lo studio degli effetti di diffusione, riflettenti e di assorbimento, i toni tutti coerenti ed equilibrati dei suoi paesaggi, per lo più di piccole dimensioni e quindi più intimistici e vissuti, rispondenti ad un preciso tratto psicologico della sua personalità che non intende aggredire, emerge chiaramente il suo essere continuatore della migliore tradizione figurativa ottocentesca…"
    (Milano, 9 Ottobre 1997)
  • Cesare Bergonzi
    "All'imperio dell'arte aniconica, che ha dominato gran parte della seconda metà del nostro secolo, Fabio Langella contrappone la sua figurazione che, per la sua qualità poetica e pittorica che la contraddistingue, si pone sopra la massa dei generici figurativi ma, per gli evidenti echi di cui è carica, manifesta pure assonanze con opere di alcuni maestri dei primi decenni del nostro secolo.
    I suoi paesaggi, come le sue nature morte, caratterizzati dalla pronta riconoscibilità, non sono mai descritti, non sono realistici perché sono stati depurati da ogni particolare occasionale e temporale. Di essi presenta l'immagine decantata ed allusiva esaltata però da una forte carica di lirismo e di sonorità.
    Langella non ci presenta paesaggi ed oggetti, ma il soffio di essi, individuato in un'atmosfera ideale, incantata e malinconica, dominata da una grazia languida.
    L'ora da lui prescelta per i propri paesaggi è indefinibile, è quella che più ci avvicina all'illusione di poter vivere sempre, eternamente, senza fine".
    (Milano, 3 Febbraio 1998)
  • Giorgio Lovati
    "Il frantumarsi della luce e il suo trasmutarsi in sottile moto dell'animo sono tipici di Fabio Langella.
    L'impatto fenomenico con la natura, è corretto da un filtro di antica civiltà. Il colore s'infrange, rendendo la dolcezza di un mondo in cui vertiginosamente si perde l'occhio.
    Proprio questa introspezione porta l'immagine sul versante di una animazione psicologica: tutto si muove, tutto diventa condizione esistenziale. Ed è qui che si coglie il senso di un equilibrio tra senso e intelletto: cioè tra natura e sua immedesimazione sentimentale".
    (Bergamo, 11 Febbraio 1999)
  • Giorgio Lovati
    "Le sensazioni e i sentimenti, rilevati con fine intuito e sensibilità nel contatto con i multiformi aspetti della natura, costituiscono i moventi più immediati dell'azione estetica di Langella.
    L'artista aderisce con animo appassionato alle sollecitazioni che gli vengono dalla realtà esterna, che trasfigura poi nella resa pittorica con un gioco meraviglioso di effetti materici e cromatici, riuscendo a comunicare un messaggio intenso e poetico".
    (Bergamo, 19 Ottobre 1999)
  • Luisa Villa
    "Nella più recente pittura di Fabio Langella colpisce subito una particolarità: il desiderio di sperimentare un linguaggio autonomo, difficilmente classificabile nel seppur variegato panorama della produzione contemporanea. Il risultato che ne deriva, è una suggestiva commistione tra passato e presente, tra stilemi profondamente radicati che rappresentano certezze acquisite e nuovi percorsi empirici".
    (Torino, 20 marzo 2000)
  • Riccardo Gatti
    "La pittura di Langella non è altro che omaggio ai silenzi e invito alla solitudine(…) ricerca che mira a scoprire la voce dell'eterno e lo spirito delle cose".
    (Bologna, 20 Novembre 2000)
  • Riccardo Gatti
    "Il paesaggio collinoso si stempera dolcemente nell'aria opalescente, come un'onda musicale.
    Fabio Langella obbedisce a un sentimento lirico della vita. Tutto si adagia in una pace della natura che rispecchia una pace dell'animo.
    L'albero in primo piano, con la sua pacata evidenza simbolica, diventa un elemento vitale, ma anche il segno di qualcosa che trapassa nel tempo.
    La pittura è sottile, fatta di impercettibili vibrazioni: diventa momento estatico di contemplazione.
    Siamo quasi fuori dal tempo, fuori dalla contingenza. Succede così quando ci si inoltra nell'aria rarefatta della poesia.
    Il sentimento della natura filtra dagli occhi al cuore.
    Appunto una musica: l'eco di una lenta sinfonia pastorale".
    (Bologna, 12 Dicembre 2000)
  • Cristina Bonaita
    "La sua pittura è una fuga sentimentale verso l'infinito.
    La tecnica segue perfettamente le orme del sentimento: si sgrana trepida e sensibile, in gradazioni sfumate di tono.
    Un silenzio sovrano aleggia sul quadro; esso è pervaso da un'invisibile presenza dell'uomo.
    La pittura ci dà un senso di pace, ma anche di misteriose risonanze".
    (Bergamo, 11 Febbraio 2001)
  • Francesco Sartori
    "Si avverte la presenza di una vita silente che tace, ma che con il suo silenzio esprime un'infinità di cose che comunemente non si riescono a cogliere".
    (Milano, 15 Settembre 2001)
  • Francesco Sartori
    "Lo stile di Langella è coerente con la sua visione. Egli non ha bisogno d'inventare soluzioni strepitose, falsamente radicali. Ha bisogno invece di uno stile preciso, circostanziato, capace di scendere nel dettaglio senza cadere nel descrittivismo, uno stile sensibile agli impulsi del fantastico e al tempo stesso sicuro di fissare, senza inutili gravità, i valori dell'oggettività…"
    (Milano, 10 Ottobre 2001)
  • Silvia Frosini
    "Artista delle sensazioni: capta la realtà attraverso le sue intuizioni e la trasfigura poi in un sereno canto alla vita.
    Un processo di metamorfosi dunque che suggerisce il tema fenomenico invece di descriverlo in modo "passivo".
    E' la forza interiore che muove il suo atto creativo. E in questa dialettica di valori della sua figuralità assume un primo piano la palpitante sensibilità che nutre le sue immagini e la maestria coloristica che le distingue.
    Una poesia silenziosa percorre le sue opere come una musica visuale che ci incanta.
    Senza dubbi: è un pittore di atmosfere poetiche".
    (Milano, 21 Gennaio 2002)
  • Silvia Frosini
    "…Gli spettatori dei suoi paesaggi hanno l'impressione di essere testimoni di un attimo di eternità, innalzando la propria visione a una sfera extra - temporale…
    Fabio Langella rende la natura con una verità sorprendente: nulla di truccato, nulla di aggiunto, nulla di mutato…".
    (Milano, 9 Febbraio 2002)
  • Ivo Gobbi
    "Fabio Langella si muove nell'ambito di una pittura postimpressionistica d'aria aperta, basata su un tonalismo di armoniosi accordi complementari e di effetti atmosferici, senza pretese di originalità, ma per esprimere amorosi sensi e sincera emozione di fronte allo spettacolo della natura nelle sue variazioni stagionali.
    Sono campi, casolari, macchie di verde e cieli, il cammino della luce e delle ombre sulle cose nel volgere delle ore, che muta i colori come un velo cangiante.
    Langella partecipa a questo flusso vitale con trepidante attenzione ed effonde in lievi stesure cromatiche una sua vena lirica e sentimentale, per fissare in immagini durevoli i giorni della sua giovinezza fra cose amate che forse non dureranno.
    Un paesaggio agreste ancora abitato da spiriti antichi, che il cemento minaccia d'inghiottire da un giorno all'altro, resterà in questi quadri a testimoniare nel tempo cosa abbiamo perduto in nome del progresso.
    In questo senso la pittura di Fabio Langella, lungi dall'essere evasione edonistica, ha il valore di un impegno civile a sostegno di un alto ideale".
    (Milano, 5 Aprile 2002)
  • Antonio Menon
    "(…) egli smuove le superfici con fondi materici o con sottili carte raggrinzite nelle colle e lascia emergere misteriosi incontri o dialoghi coloristici e intrecci di venature con effetti stupefacenti che da soli farebbero già quadro o opera.
    E' qui che la sua arte sembra voglia lasciar trapelare dal di dentro anche i più piccoli misteri di universo che racchiude".
    (Padova, 11 Maggio 2002)
  • Antonio Menon
    "Fabio Langella: sole, aria, luce. C'è nei suoi paesaggi, una sorta di trasposizione della natura così intensa, così piena, così succosa, da parer tangibile.
    Langella dipinge a macchie di colore, con vibrazioni sottili di tono; dipinge limpido e forte, tutto teso a rendere l'effetto di una realtà colta e trasfigurata con amore intenso.
    Il suo è impressionismo sentito alle radici, cioè al di fuori da seduzioni di cultura mediata.
    Del paesaggio sa rendere l'immediatezza pulsante, il respiro ampio, l'armonia compositiva, la fragranza di toni.
    Piace quel suo modo franco di cogliere il succo del reale; piace quel suo coraggio nel ridarci sulla tela la luminosità dello spettro solare di un ambiente tanto amato".
    (Padova, 5 Giugno 2002)
  • Roberto Rei
    "Lasciarsi prendere dall'istinto, giocare col mondo reale e trasformarlo e che ognuno scopra il suo universo interiore. Questo è arte.
    Arte è l'eguaglianza fra espressione ed intuizione.
    Arte è comunicare nel silenzio, è come recitare dentro noi stessi, dove gli attori sono le nostre emozioni ed il pubblico i ricordi, che giudicano senza applaudire questo soliloquio.
    Nei lavori di Langella esiste questo raro mondo, dove si coniugano emozioni e ricordi e silenziosi musicisti invadono un mondo fatto di materia e colore.
    Perciò non si deve ragionare, bensì ascoltare le sue opere con gli occhi ed assaporare il gioco del silenzio, per incontrare la musica dentro di noi".
    (Milano, 25 Giugno 2002)

 

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